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Storia del Brasile

IL BRASILE E IL NORDESTE

Le dimensioni, il clima e la presenza di giungle e foreste impenetrabili hanno ostacolato gli sforzi degli archeologi volti a far luce sulla preistoria del Brasile.
Il Brasile ha celebrato nel 2000 cinquecento anni di storia; una storia iniziata il 22 aprile 1500 quando l’ammiraglio Pedro Alvares Cabral issò per primo il vessillo portoghese sulle coste dell’odierna Porto Seguro (al tempo battezzata dai portoghesi Vera Cruz).
Qualche tempo più tardi, la nuova terra fu chiamata Brasil(letteralmente color di brace), dal nome attribuito ad un legno speciale ivi rinvenuto in grandi quantità e ricco di sostanze utili all'industria tessile.
Nel 1580 il Portogallo cadde sotto la dominazione spagnola e anche il Brasile subì analoga sorte fino al 1640.
Nella seconda metà del Settecento, iniziò un periodo di decadenza: ne fu causa la politica reazionaria della nuova sovrana portoghese Maria I (1777-1816): i moti di rivolta non si fecero attendere.
Fu comunque il sommovimento napoleonico il fattore catalizzatore dell'indipendenza brasiliana. Nel 1807, Napoleone ordinò al maresciallo Junot di conquistare il Portogallo (per sottrarre una base preziosa alla Gran Bretagna), e i reali portoghesi, decisero di rifugiarsi in Brasile in attesa degli eventi. Il 7 marzo 1808 sbarcarono a Rio de Janeiro.
Nel 1816 la regina Maria morì e le succedette il figlio con il titolo di Giovanni VI, re del Regno Unito del Portogallo e del Brasile.
In seguito alla caduta di Napoleone, Giovanni VI poté tornare in Portogallo (1821), lasciando il figlio Pietro come reggente del Brasile. Ma i Portoghesi interpretarono la nomina di Pietro a reggente quale preludio all'indipendenza dell'antica colonia.
Il Parlamento e il governo portoghesi intimarono ripetutamente al principe Pietro di rientrare in patria e di riportare il Brasile al vecchio status giuridico. Sull'altra sponda dell'Atlantico, per converso, si resisteva e tutto il popolo brasiliano si strinse intorno al giovane reggente.
Pietro ricevette una nuova ingiunzione di tornare in patria mentre si trovava con le sue truppe sulle rive del fiume Ipiranga, alle porte di São Paulo: in quell'occasione egli si rivolse ai soldati e lanciò il grido “indipendenza o morte!”. Era il 7 settembre 1822. Con il "grido di Ipiranga" l'indipendenza del Brasile era proclamata.  Il 1° dicembre successivo, Pietro fu incoronato imperatore del Brasile.
Nel 1831 salì al trono Pietro II: sovrano colto e abile politico, seppe imporre una politica di grande espansione economica (costruì strade e ferrovie) favorevole all'aristocrazia terriera.
Nel 1871 furono rotte le prime maglie della rete dello schiavismo (venne concessa la libertà a tutti i nati da schiavi neri) e 9 anni più  tardi venne firmata la legge per l'abolizione totale della schiavitù. Ciò si scontrò con gli interessi dei proprietari terrieri del nord che privarono la Corona del loro appoggio. L'impero era in pratica finito.

Il 15 novembre 1889, infatti, il maresciallo Manuel Deodoro da Fonseca, capo dell'esercito, presentò all'imperatore un ultimatum per ottenere il suo ritiro. Pedro II non oppose resistenza e il Brasile divenne Repubblica.
Primo presidente, provvisorio, fu lo stesso Fonseca (1889-1891) che, il 24 febbraio 1891, promulgò la nuova Costituzione: questa istituiva gli Stati Uniti del Brasile, con un potere confederale di stanza a Rio de Janeiro e governi locali per ogni Stato del Paese.
Nel 1889 un colpo di stato militare appoggiato dai proprietari delle piantagioni di caffè pose fine all'impero brasiliano e nei successivi 40 anni il Paese venne governato da una serie di presidenti (controllati di fatto delle forze armate).
Nel 1930 i militari presero il potere con un colpo di mano e nominarono presidente Getúlio Vargas, che dominò la scena politica finché non fu costretto a lasciare l'incarico nel 1954.
Il suo successore, Juscelino Kubitschek, fece costruire Brasília (la capitale che avrebbe dovuto fungere da catalizzatore per lo sviluppo delle regioni interne).
Nel 1964 un colpo di stato militare pose termine alla fragile parentesi democratica. Iniziò così  un lungo periodo di dittatura militare che durò fino alla fine degli anni ’80.
Nel novembre 1989 i Brasiliani, per la prima volta in quasi 30 anni, elessero liberamente presidente Fernando Collor de Mello.
Nel novembre 1994 Fernando Cardoso fu eletto presidente: egli ridusse l’inflazione, ma lasciò irrisolti molti altri problemi (disoccupazione e riforma agraria, in particola modo)
Nel 2003, Luiz Inacio Lula Da Silva, leader della sinistra brasiliana, viene eletto presidente con il 61,4 % dei voti validi contro il 38,6 % del suo avversario (il socialdemocratico Josè Serra). Per il Brasile è l'inizio di una nuova era: l'elezione di Lula è stata sentita come la fine di una secolare storia d’apartheid e l'inizio di una nuova era. Apartheid non razziale, ma sociale in quanto fatto di esclusione, emarginazione, povertà, fame.
Tra i primi atti del nuovo presidente si segnala quello di costituire il gruppo di "Paesi amici del Venezuela", per risolvere a livello internazionale la grave crisi del Paese sudamericano e il piano "Fome zero" per affrontare il problema della fame in Brasile.